L’opera è pensata per essere attivata in luoghi marginali ma urbani: tetti, spazi industriali dismessi, interni oscurati.
Non si tratta di una semplice “esposizione notturna”, ma di una performance percettiva in cui la luce diventa parte di un paesaggio più ampio, in dialogo con la notte e con forme
contemporanee di aggregazione sensibile.
Non si tratta di una semplice “esposizione notturna”, ma di una performance percettiva in cui la luce diventa parte di un paesaggio più ampio, in dialogo con la notte e con forme
contemporanee di aggregazione sensibile.
“5” è un’installazione multimediale ideata per spazi oscuri in contesti urbani abbandonati, dove il paesaggio notturno si fa terreno fertile per nuove esperienze sensoriali.
Il progetto esplora come l’essere umano, in un’epoca segnata dalla logica computazionale, modifica il proprio modo di percepire la realtà.
La luce – discreta, reattiva, atmosferica – è il mezzo attraverso cui si attiva una catena percettiva che coinvolge segnali invisibili, presenza umana e risposte sonore.
L’installazione si sviluppa attraverso una concatenazione di quattro fasi, in cui il visitatore diventa un anello sensibile di un sistema più ampio.
Il progetto esplora come l’essere umano, in un’epoca segnata dalla logica computazionale, modifica il proprio modo di percepire la realtà.
La luce – discreta, reattiva, atmosferica – è il mezzo attraverso cui si attiva una catena percettiva che coinvolge segnali invisibili, presenza umana e risposte sonore.
L’installazione si sviluppa attraverso una concatenazione di quattro fasi, in cui il visitatore diventa un anello sensibile di un sistema più ampio.
1. Input invisibile
Reti digitali latenti (WiFi, radio, dati mobili) vengono intercettate e convertite in flussi numerici.
L’ambiente urbano è così mappato a partire dal suo rumore informatico.
2. Traduzione visiva
I dati raccolti generano glitch luminosi e rifrazioni instabili. La luce non illumina oggetti ma distorce lo spazio, rendendo visibile il disturbo digitale.
3. Interazione umana
La presenza del visitatore, rilevata da sensori di prossimità o termici, modula l’intensità e la natura dei glitch. Il corpo non è protagonista, ma catalizzatore temporaneo di una reazione ambientale.
4. Sintesi sonora
Le distorsioni visive vengono visualizzate: luce e dati si trasformano in frequenze acustiche. L’ambiente produce così un suono che è eco diretta della presenza, della rete e della luce stessa.
Reti digitali latenti (WiFi, radio, dati mobili) vengono intercettate e convertite in flussi numerici.
L’ambiente urbano è così mappato a partire dal suo rumore informatico.
2. Traduzione visiva
I dati raccolti generano glitch luminosi e rifrazioni instabili. La luce non illumina oggetti ma distorce lo spazio, rendendo visibile il disturbo digitale.
3. Interazione umana
La presenza del visitatore, rilevata da sensori di prossimità o termici, modula l’intensità e la natura dei glitch. Il corpo non è protagonista, ma catalizzatore temporaneo di una reazione ambientale.
4. Sintesi sonora
Le distorsioni visive vengono visualizzate: luce e dati si trasformano in frequenze acustiche. L’ambiente produce così un suono che è eco diretta della presenza, della rete e della luce stessa.